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 Il casino di Villa Patrizi
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E 44
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Inviato il il 14/11/2011 :  18:19:04  Guarda il profilo di
Da una domanda del forumista "Pucci" nel topic "Fano -Urbino" in "Ferrovie italiane" è venuta fuori Villa Ptrizi , e di conseguenza mi sono ricordato di questo libro sepolto da tanti anni in un armadio.
"IL CASINO DI VILLA PATRIZI". Una nota ci avverte "Il titolo del libro deriva dal nome attribuito all'edificio casino di caccia costruito nei primi anni del Settecento su di un'altura di fronte a Porta Pia, spazzato via due secoli dopo per far posto al ministero dei trasporti con annessa direzione generale FS".
L'autore è lo ormai scomparso ing.Filippo Bordoni, ad inizio anni settanta direttore generale delle FS, che poco dopo il suo pensionamento del 1975 affidò alle stampe delle Edizioni Basile di Genova questo libro di memorie. Leggerlo è stata una scuola di vita, e nonostante molte cose in esso contenute siano ormai superate dai tempi, la sostanza di fondo è sempre la stessa, secondo quello che diceva il protagonista del "Gattopardo" e cioè "occorre cambiare tutto perchè non cambi nulla".
Il libro ha un sottotitolo "amare esperienze di un direttore generale", subito chiarificatore. E comincia con un' "avvertenza" dove si capisce subito dalla citazione di alcuni dialoghi fra pezzi grossi e sindacalisti cosa seguirà.
I tredici capitoli successivi sono una seguela di situazioni al limite del grottesco che fanno tanto ridere, ma soprattutto piangere se pensiamo che non si trattava di comiche ma bensì di situazioni che in fondo riguardavano tutti noi,cittadini della nazione.
Il primo capitolo "Vita di periferia" racconta in breve la vita dell'autore nella sua carriera, quando ancora si occupava di treni e di problemi con essi connessi (Interessante il fatto storico della locomotiva a vapore finita in mare nei pressi di Ortona "Locomotiva in mare! I guai della vita di periferia"). Poi il passaggio alla direzione del Compartimento di Genova, e i conseguenti primi impatti con i politici, con situazioni grottesche e tragicomiche.
Nel secondo capitolo "Come si fa un vice-direttore generale" e nel terzo "Come si fa un direttore generale" si narra la trafila per arrivare ai gradi, cosa impossibile senza i dovuti appoggi nel posto giusto e con l'uomo politico giusto. Ergo, oltre certi livelli non si fa carriera se non si è collegati con la politica.
Nel quarto capitolo "Storia di un quadruplicamento" si parla della costruenda direttissima Firenze-Roma, e dei problemi di tracciato, non in virtù appunto del tracciato, ma degli ostacoli posti dai politici e dagli amici dei politici, da proteggere con deviazioni inverosimili presentate come assolutamente necessarie. Il che fa notare un difetto-problema dell'Italia. Il direttore delle FS (ma ovviamente anche di altri enti) tirava a campare aspettando la caduta del governo, e caduto questo si poteva, eliminato il ministro rompiscatole, tirare avanti sul tracciato giusto, nonostante il tempo prezioso e i relativi soldi persi. Bei tempi! Oggi con questi governi duraturi i ministri incompetenti te li devi tenere per anni, e i danni che fanno lasciano il segno.
Il quinto capitolo riguarda il consiglio di amministrazione, e qui lascio immaginare la situazione...
Il sesto capitolo altro grosso nodo, il bilancio!! E come dice l'autore, "le forche caudine della produttività".
Il settimo capitolo, mare molto agitato, il potere sindacale. Altro capitolo pieno di interessanti e grotteschi sviluppi.
L'ottavo capitolo una faccenda veramente dura, il potere burocratico. Non occorre molta fantasia per capire.
Il nono capitolo il potere politico, da cui derivano gli ultimi quattro capitoli, "La prima supernova" e poi la seconda, terza e quarta supernova. Una descrizione dei quattro diversi ministri dei trasporti dell'epoca provati dall'autore, politici e appunto incompetenti, con le richieste più assurde, da quello che si scoccia quando convoca immediatamente il direttore generale e quelli dei vari servizi, perchè siccome scopre che quello del servizio materiale e trazione sta a Firenze (e lui non lo sapeva) e quindi ci mette del tempo per poter arrivare dà disposizioni per spostare subito il servizio da Firenze a Roma...o quello che dice testualmente al direttore "faccia quello che vuole, a me basta solo che curi le ferrovie nel mio collegio elettorale". E leggendo questi capitoli viene da dirsi "In che mani siamo...".
E alla fine anche per l'ing.Bordoni arriva il pensionamento. E il libro si chiude con la sua stretta di mano all'usciere e al custode del portone di Villa Patrizi. "Uscii da quella stanza non più mia. Tutto intorno era silenzio. Gli uffici chiusi, i lunghi corridoi deserti e immersi nella penombra. Mentre mi allontanavo percepivo solo i miei passi sul pavimento. Scesi lentamente le scale e arrivai all'androne di uscita. Senza pronunciare parola strinsi forte la mano all'usciere e all'uomo di guardia: forse nessuno dei due comprese che quel gesto suggellava l'estremo saluto di un direttore generale".
il libro è correlato di foto di treni dell'epoca e di disegni, il tutto dotato di un raffinato, tragico, umorismo.
Libro ormai introvabile, quasi da antiquariato, ma ripieno di insegnamenti di vita validi ancor oggi. E dedicato "Ai fedelissimi della vecchia guardia, in segno di riconoscenza". Grazie, Ing.Bordoni!

Modificato da - E 44 in data 14/11/2011 18:46:44
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