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 Crisi dell' ATAC : Siamo al Capolinea ?
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alejandro.roma
Professional Senior(1° Aggiunto di Reparto)

Lazio
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Inviato il 05/09/2017 :  14:36:37  Guarda il profilo di  Rispondi Citando
http://m.ilmessaggero.it/roma/articolo-3220039.html

Il mio concetto di produttività non significa spremere di fatica gli autisti, ma come ha affermato Colomban, diminuire il numero di dipendenti e con quelli rimasti rendere più efficiente, alla fine gli unici a pagare sara' il personale di guida e gli utenti.
Troppi interessi per cambiare veramente.


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I mezzi su rotaia sono i migliori mezzi di trasporto pubblico

Modificato da - alejandro.roma il 05/09/2017 14:37:22
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Fab 1224
Professional Senior(1° Aggiunto di Reparto)

21555 Messaggi

Inviato il 05/09/2017 :  17:33:46  Guarda il profilo di  Rispondi Citando
Chi doveva rimetterci sennò..

Modificato da - Fab 1224 il 05/09/2017 17:34:19
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Dora west
Dirigente Movimento Operatore

Lazio
3669 Messaggi

Inviato il 21/09/2017 :  12:16:40  Guarda il profilo di  Rispondi Citando
Segnalo la pubblicazione del bilancio 2016

http://www.atac.roma.it/page.asp?p=223

http://www.atac.roma.it/files/doc.asp?r=5348

Modificato da - Dora west il 21/09/2017 12:17:09
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emipaco
Amministratore(Capo Reparto Movimento)

Lazio
14001 Messaggi

Inviato il 21/09/2017 :  14:06:51  Guarda il profilo di  Rispondi Citando
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2017-09-20/simioni-atac-conti-e-bus-drammatici-ma-concordato-ci-salvera--202056.shtml?uuid=AEzzRsWC

La riduzione di perdite dai 213 milioni del 2016 ai 10 del 1° semestre 2017 non è positivo, ma il segno che non c’è cassa per operatività e investimenti». E ancora: «Ho in mente una flotta di 1.800 bus ma ogni mattina lottiamo per farne uscire 1.350». Paolo Simioni nella sua prima intervista da presidente Atac non nasconde la situazione «drammatica» di conti e flotta. Ma è convinto che il concordato consentirà di rilanciare Atac. «Rientrare dal debito bancario in due anni azzopperebbe l’azienda che deve destinare parte del cash flow a investimenti».


trasporti |
21 settembre 2017 |

Atac, 275 milioni di debiti con i fornitori. Verso stop dei controlli cinofili nelle stazioni metro

Molto si giocherà sul piano industriale che «deve strutturare un’offerta in grado di cogliere una domanda potenziale enorme». Simioni sta mettendo a punto le varie misure: razionalizzazione della rete, recuperi di produttività, nuove tecnologie, lotta agli abusivi e, ovviamente alleggerimento del debito. «Atac terrà in pancia solo la quota di debito cui potrà far fronte».




Ingegner Simioni, avete presentato al Tribunale istanza di concordato per Atac?
Sì, lunedì scorso.

Il fatto che sia stata presentata da alcuni creditori istanza di fallimento vi espone al rischio di fallimento o a una sovrapposizione fra le due procedure?

Nessun rischio. L’istanza di fallimento presentata semplicemente accorcia il tempo a nostra disposizione per presentare il piano che la legge prevede tra 60 e 120 giorni: saranno 60 perché viene riconosciuta un’urgenza. Sarà possibile comunque avere altri 60 giorni di proroga, se serviranno e se il giudice vorrà concederli.

Perché avete scelto la procedura di concordato preventivo in continuità aziendale?

Perché è quella che meglio consente il bilanciamento fra salvaguardia del valore produttivo dell’azienda e tutela dei creditori. Cinquanta anni fa si riteneva che la legge fallimentare dovesse tutelare solo i creditori. Poi ci si è resi conto che per gli effetti prodotti sull’economia, salvaguardare produzione aziendale, occupazione e indotto è altrettanto importante. Così sono nati i concordati.

Si può avere l’impressione che miriate alla sopravvivenza riducendo gli impatti sociali di una situazione drammatica.

Gli unici obiettivi che ci siamo posti sono risanamento e rilancio di Atac. Neppure per un attimo abbiamo pensato a sopravvivere, ma solo a come uscire al più presto dallo stato di crisi per offrire servizi di livello adeguato: serve strutturare l’offerta in modo da intercettare l’enorme domanda di mobilità pubblica esistente in città. Quanto al contenimento dell’impatto sociale, è certamente tra gli obiettivi prioritari del rilancio della società, non solo nei confronti dei dipendenti ma di tutti i cittadini romani.

Qual è il senso che lei dà a questa sfida? Come pensa di farcela dove hanno fallito illustri predecessori?

Abbiamo a che fare con il diritto alla mobilità:#8201;libertà di muoversi e, oggi, di muoversi rapidamente. Nella capitale d’Italia, che per estensione territoriale è grande come le prime nove città italiane, questo significa un mercato enorme. Pochi sanno che il servizio pubblico a Roma copre solo il 40% degli spostamenti. Questa è la mia chiave.

Quota lontana da quella delle principali città europee.

La metà, più o meno. E questo ci dà il senso dell’enorme potenziale da cogliere.

Lo stato dei conti 2016 è drammatico. Come va il 2017?

Abbiamo chiuso il progetto di bilancio 2016 con numeri drammatici: a una perdita di esercizio che si profilava comunque pesante, 39 milioni, abbiamo dovuto aggiungere 174 milioni di svalutazioni e fondo rischi, principalmente per il mancato riconoscimento di crediti dal socio Roma Capitale, oltre che per una sentenza sulla causa con il consorzio Roma Tpl. Totale, 213 milioni. L’andamento del primo semestre 2017 conferma il lieve miglioramento, evidenziando una perdita inferiore a 10 milioni, ma questo risultato va interpretato: non rappresenta di per sè un segno di salute, come potrebbe apparire. Si è speso meno perché non c’era cassa per l’operatività e gli investimenti, con grave danno al parco mezzi che si va deteriorando.

E il fronte patrimoniale?

L’accordo di estensione del finanziamento impostato dalla precedente amministrazione prevede il rientro integrale del debito bancario, per 170 milioni, in soli due anni. È un prezzo troppo alto, che assorbe quasi interamente il flusso di cassa operativo generato dalla società, comportando la sospensione integrale degli investimenti e un fortissimo calo nella qualità dei servizi. È indispensabile ridurre l’indebitamento finanziario, ma senza azzoppare l’operatività dell’azienda. Atac deve garantire che i flussi di cassa positivi generati dalla società, a livello di Mol, vengano riservati a sostegno del ciclo operativo dell’attività. Questa via di uscita dalla crisi è quella che cerchiamo con la procedura di concordato preventivo.

Quali saranno i “pilastri” del piano concordatario per la gestione del debito? Coinciderà con il piano industriale?

Sì, piano concordatario e piano industriale coincidono. Atac terrà “in pancia” la quota del debito cui riuscirà a far fronte, mentre la tutela e la gestione della massa debitoria sono fissate e chiarite dalla procedura di concordato: i creditori non garantiti saranno suddivisi in classi e verrà loro proposto di rinunciare a una parte del proprio credito; quindi saranno chiamati a votare tale proposta che, per poter essere sottoposta all’omologa del Tribunale, dovrà ottenere il consenso sia della maggioranza delle classi che della massa complessiva del debito. Un processo democratico, che vincola i creditori alla volontà della maggioranza.

A quanto ammonta il credito del socio Roma Capitale e che trattamento avrà?

Il socio Roma Capitale, il cui credito verso Atac ammonta a 470 milioni, sarà trattato secondo legge. Parteciperà attivamente per consentire il buon esito del concordato e non potrà trarre vantaggi rispetto ai creditori chirografari.

Quale sarà il suo ruolo con l’avvio della procedura di concordato preventivo in continuità? Manterrà i suoi poteri? E con quali limitazioni?

Il concordato in continuità prevede che l’organo amministrativo rimanga in carica e possa compiere, sotto l’egida del Tribunale, ogni provvedimento di ordinaria amministrazione. I provvedimenti di straordinaria amministrazione sono comunque possibili, previa autorizzazione del giudice. Naturalmente il Tribunale chiederà report periodici e flussi informativi mediante il commissario. Il piano concordatario sarà firmato da me, con l’advisor finanziario Ernest&Young, e controfirmato da un attestatore che dovrà garantirne la attendibilità.

Cosa ci sarà nel vostro piano industriale per rendere possibile risanamento e rilancio?

Atac ha bisogno di soluzioni strutturali. Dobbiamo migliorare la pianificazione dell’offerta di trasporto di superficie, adeguando linee, frequenze e fermate che andranno tagliate se risulteranno in eccesso. Bisogna incrementare la velocità commerciale, che oggi è di 14 km/h, anche attraverso nuove corsie preferenziali. La produttività degli autisti/macchinisti e delle officine dovrà essere aumentata. Sotto l’aspetto commerciale, va migliorato il posizionamento dei diversi prodotti e i canali di vendita. Altro obiettivo strategico è l’integrazione tra le diverse modalità di trasporto esistenti in città e periferia.

Pensa a canali di vendita online dei biglietti?

Anche a questo, certamente.

La lotta all’evasione resta una priorità, immagino.

Sì, va definitivamente potenziata. Abbiamo varie opzioni: spostare personale dagli uffici al controllo, ma anche novità nel servizio, come prevedere l’ingresso dei passeggeri da una sola delle tre porte dell’autobus. Punteremo allo sviluppo dei contapasseggeri sugli autobus. Conoscere quanti sono a bordo degli autobus, dove salgono e dove scendono, è fondamentale per reimpostare anche pianificazione e programmazione delle risorse.

Se ne sono lette molte sulla vita interna dell’Atac: clientele, truffe, corruzione. Come se ne esce?

Non è possibile continuare a permettere che le malpractice di alcuni dipendenti vanifichino l’opera di migliaia di lavoratori onesti e coscienziosi. Si deve recuperare il senso del rispetto delle regole. I dipendenti onesti non hanno nulla da temere dall’azione di risanamento in corso mentre – come ha giustamente affermato la sindaca Raggi - non saranno più tollerate rendite di posizione, meccanismi clientelari e pratiche fraudolente.

I livelli di produttività sono drammatici ma continuate a dire che non ci sono esuberi e non toccherete gli integrativi? Come pensate di recuperare su questo fronte?

Il problema di Atac non è il numero dei dipendenti, comparabili a realtà aziendali omogenee, ma il loro impiego. Abbiamo 11.600 dipendenti, ma carenza di autisti e operai. Vogliamo rimettere in circolo tutta l’energia oggi destinata alla carta anziché a produrre chilometri e servizi.

Cosa bisogna fare?

Ricollocare i lavoratori sui servizi a valore aggiunto. Innalzare i livelli di produzione nel rispetto delle prerogative dei lavoratori, portandoli alla pari dei nostri competitor europei. Serve senso di responsabilità da parte di tutti.

La razionalizzazione della rete è decisiva per ridurre i costi e aumentare i ricavi. Oggi il 75% delle linee Atac sono in perdita.

La rete dei servizi di superficie di Roma è la risultante di un processo di aggiunte e sedimentazioni che va avanti da anni. La rete portante è individuabile in una ottantina di linee “portanti” (su 280/300) che devono essere raccordate con il sistema metroferroviario. Ci sono le condizioni per avviare una fase di razionalizzazione della rete che dovrà produrre potenziamenti dove servono e maggiore regolarità. Abbiamo avviato un tavolo ma deve decidere Roma Capitale. Bisogna anche riallocare i servizi nei diversi depositi.

Qual è lo stato reale della flotta dei mezzi?

Sulle metropolitane l’età media dei mezzi è in calo. Sulla superficie siamo alla situazione opposta: senza intervento esterno, in 7 anni la società è stata in grado di finanziare con leasing circa 300 mezzi, su una flotta teorica di 2.000. Nello stesso periodo l’età media dei mezzi è cresciuta di 4 anni e oggi siamo a quasi 12 anni. Il 2016 si è chiuso con 1.200 bus in strada, ogni mattina lottiamo per farne uscire 1.350, ma non c’è un cuscinetto di riserva e ogni fermo vettura incide sul servizio.

Quali e quanti investimenti prevedete nei prossimi tre anni e come pensate di finanziarli?

Ho un numero in testa: dobbiamo avere 1.800 autobus realmente disponibili su strada, ma per questo servono tra i 150 e i 200 milioni di euro. Da un primissimo studio, nei prossimi due anni sembrano disponibili fondi pubblici per l’acquisto di circa 250 bus. La società deve essere in grado di acquistarne, in qualsiasi forma, al più presto almeno 400. Per fare ciò, oltre a utilizzare il piano Delrio per il rinnovo delle flotte di trasporto pubblico, serve ridisegnare la destinazione dei flussi di cassa che generiamo e studiare forme di finanziamento ad hoc, che si alimentino con la maggiore produzione chilometrica e la maggiore bigliettazione, in modo da allineare il tempo di rientro alla vita utile del mezzo. Aggiungo che, fatto questo primo sforzo straorinario, per mantenere ferma l’età della flotta, dobbiamo acquistare 150 autobus l’anno.

Uno dei problemi è il taglio dei servizi programmati. Quante vetture-km avete effettuato nel 2017 e qual è la percentuale rispetto alle previsioni del contratto di servizio?

Guardiamo al primo semestre dell’anno: 44,4 milioni di vetture/km sulla superficie; 4,3 milioni di treni/km sulla metropolitana; 1,9 milioni di treni/km sulle ferrovie concesse. Siamo ancora lontani dal raggiungimento pieno delle percorrenze previste nei nostri contratti di servizio che prevedono circa 9 milioni di treni/Km per le metropolitane e 101 milioni di vetture/Km per la superficie

colui che sorride quando le cose vanno male ha già trovato qualcuno a cui dare la colpa (Arthur Bloch)
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Fab 1224
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Inviato il 21/09/2017 :  14:29:18  Guarda il profilo di  Rispondi Citando
Sul fronte rinnovo flotta bus c'è la speranza di avere 700 mezzi nuovi entro il 2021, sempre se tutto andrà a gonfie vele..
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emipaco
Amministratore(Capo Reparto Movimento)

Lazio
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Inviato il 21/09/2017 :  14:46:57  Guarda il profilo di  Rispondi Citando
mah... non riescono a fare entrare in servizio i 15 bus già presenti alla romana diesel, figurati i 700 bus che neppure sono sulla carta...

colui che sorride quando le cose vanno male ha già trovato qualcuno a cui dare la colpa (Arthur Bloch)
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Fab 1224
Professional Senior(1° Aggiunto di Reparto)

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Inviato il 21/09/2017 :  16:05:07  Guarda il profilo di  Rispondi Citando
Appunto e cmq malgrado lo sforzo teorico che varia ogni volta, non sarebbero sufficienti a sostituire compresi i 165 già acquisiti i mezzi realmente da dismettere entro i prossimi quattro anni.

Modificato da - Fab 1224 il 21/09/2017 16:05:55
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alejandro.roma
Professional Senior(1° Aggiunto di Reparto)

Lazio
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Inviato il 21/09/2017 :  22:45:27  Guarda il profilo di  Rispondi Citando
Se affermano che il 75% delle linee e' in perdita, tra queste rientrano le più utilizzate, 64,40, 409 e via discorrendo, in pratica soffrono di un alto tasso di evasione, sul restante 25% tutti paganti? : )


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Fab 1224
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Inviato il 21/09/2017 :  22:52:49  Guarda il profilo di  Rispondi Citando
Come no..
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emipaco
Amministratore(Capo Reparto Movimento)

Lazio
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Inviato il 22/09/2017 :  09:47:42  Guarda il profilo di  Rispondi Citando
ricordiamoci che se il biglietto dovesse servire a pagare per intero il servizio dovremmo avere un costo tra i 4,50€ ed i 6€.
e l'abbonamento mensile dovrebbe costare quanto quello annuale ora.

quindi vorrei capire come hanno fatto questi calcoli, considerando appunto il costo "politico" dei titoli di viaggio

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emipaco
Amministratore(Capo Reparto Movimento)

Lazio
14001 Messaggi

Inviato il 22/09/2017 :  11:07:09  Guarda il profilo di  Rispondi Citando
altra tegola su atac...
http://roma.repubblica.it/cronaca/2017/09/22/news/roma_metro_verso_il_baratro_dai_biglietti_ai_tornelli_i_creditori_dicono_stop-176172314/

La linea metropolitana di Roma è prossima al collasso. Ignorati dall’azienda e schiaffeggiati dalla soluzione del concordato in bianco scelta dal Campidoglio, i fornitori hanno mantenuto la promessa, incrociando le braccia e obbligando Atac ad affrontare il peggiore degli scenari possibili. Mentre le prime stazioni cominciano a segnalare criticità, quello che attende i viaggiatori a un orizzonte temporale brevissimo sono tornelli chiusi, macchine emettitrici di biglietti fuori servizio, maglie della sicurezza allentate.

Atac in una nota assicura che "garantirà tutti i servizi nelle stazioni metro, dalla manutenzione dei tornelli a quella delle emettitrici dei biglietti. L'azienda infatti è in costante contatto con i fornitori per individuare le soluzioni più efficaci per coniugare le loro aspettative con le esigenze del servizio", e che "non esiste alcuna emergenza relativa alla disponibilità di biglietti e sono stati già individuati i modi per assicurare la continuità delle forniture".

La Mecstar (società che stampa i titoli di viaggio) interromperà tra pochi giorni le consegne; la Sipro, azienda che gestisce le Macchine emettitrici di biglietti (Meb), ha interrotto il caricamento di nuovi titoli e lo svuotamento del denaro cash depositato nelle apparecchiature; e il consorzio responsabile della manutenzione dei tornelli, che permette ad Atac di calcolare con precisione gli incassi, ha accorciato i tempi previsti per l’interruzione del servizio portando così l’azienda a perdere il controllo sui ricavi a breve.

Le criticità si sommano e l’imperativo nella sala di controllo di Atac, che monitora il funzionamento delle stazioni della metropolitana di Roma, è mettere una pezza per evitare il peggio.

Questo è stato fatto ieri quando il rischio di un tilt delle Meb è stato momentaneamente scongiurato attraverso un’operazione meccanica, alzando il galleggiante interno alle macchine e aumentando la capacità del serbatoio che raccoglie il denaro. Una soluzione posticcia che rischia di saltare già tra oggi e domani, quando alcune delle stazioni più affollate (Termini, Barberini, Bologna) potrebbero vivere momenti di caos.

Lo sanno ai piani alti di Atac dove il top management ha ben chiara la gravità dello scenario al punto da averne calcolato l’impatto economico. Il blocco parziale dei sistemi di emissione e vendita dei biglietti potrebbe infatti causare in pochi giorni mancati incassi per diversi milioni di euro. Tanti soldi che si sommano alle perdite già cristallizzate nel bilancio 2016, che hanno portato l’azienda a un passo dal crac.

Adesso il problema principale è garantire la continuità del servizio, senza tagliare le garanzie essenziali (come già fatto con le misure antiterrorismo venute meno dopo il mancato pagamento dei debiti ad una delle imprese che si occupa della security nelle stazioni) ma soprattutto evitando il caos tra i viaggiatori. Lo scenario purtroppo è nero: nei giorni scorsi alcuni tornelli sono stati già chiusi e molti altri rischiano di saltare nelle prossime ore.

Tutto questo mentre Cotral e Trenitalia, partner di Atac nel consorzio Metrebus e soci nella gestione e vendita del biglietto unico, stanno lavorando giorno e notte per sganciarsi dall’azienda romana. Rispetto a quanto fatto in passato, Cotral ha cominciato a vendere autonomamente i propri biglietti e – secondo i calcoli interni al gruppo – incassa già oggi 30mila euro al giorno (pari a 10 milioni l’anno), una cifra destinata ad aumentare in modo significativo una volta che la rete vendita Cotral sarà pienamente operativa. Trenitalia sta facendo di più perché – prima di avviare la vendita in grande stile – è impegnata nell’ammodernamento di tutti i suoi presidi sulle ferrovie regionali, in modo da essere operativa ed efficiente al più presto.

Le due aziende si muovono all’unisono, e sotto l’ombrello di una regia più ampia gestita sotto il controllo della Regione che, per rispondere alle richieste della legge Madia e per salvare il trasporto regionale dalla crisi di Atac, non può far altro che sposare una soluzione alternativa a quella esistente e capace di rendere indipendenti dalla municipalizzata gli altri due operatori del settore. Atac resta incatenata al concordato in bianco.

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Fab 1224
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Inviato il 22/09/2017 :  12:12:22  Guarda il profilo di  Rispondi Citando
Si cerca di sanare una cosa e già un'altra è prossima al collasso..
Purtroppo sono conseguenze di mala gestione evidenziata da tempo ma che non sembra avere soluzione, almeno in tempi brevi.

Modificato da - Fab 1224 il 22/09/2017 12:12:55
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alejandro.roma
Professional Senior(1° Aggiunto di Reparto)

Lazio
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Inviato il 22/09/2017 :  14:38:20  Guarda il profilo di  Rispondi Citando
Sembra un miracolo che il servizio venga svolto ancora regolarmente, il carburante e i mezzi escono.
Chi afferma di voler mantenere Atac inalterata nel numero di dipendenti, invogliare a lavorare di più, molto idealista e ottimista.



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Fab 1224
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Inviato il 22/09/2017 :  15:01:13  Guarda il profilo di  Rispondi Citando
Diciamo pure che se il buon giorno si vede dal mattino l'ha sparata grossa..
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alejandro.roma
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Lazio
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Inviato il 22/09/2017 :  22:30:50  Guarda il profilo di  Rispondi Citando
Quando ricopri un incarico ufficiale e delicato non puoi dire altro,
per come la vedo io, i creditori rivendicando i loro diritti, ora come non mai, hanno il potere di metterla in crisi, le parti si sono ribaltate.
La regione si occupa principalmente di cotral e Trenitalia, il comune ha nelle sue mani il destino di Atac, busitalia a guardare come evolve la situazione


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