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 Invio 740 296 ad Ancona
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marchetti625
Capo Stazione

Lazio
1120 Messaggi

Inviato il il 18/09/2006 :  23:58:17  Guarda il profilo di
A meno di esigenze improvvise dellImpianto anconetano,non si pensa di restituire la 740 296 prima del 15 ottobre essendo per questa data previsto un treno ad Orte anche se per questo servizio sicuramente avremo a disposizione la 625 017 di ritorno da Pistoia.

Approfittiamo di questo tempo per ulteriori manutenzioni in camera a fumo della 740 296

Max RTVT

Gemini76
Forum Admin

Lazio
17079 Messaggi

Inviato il 19/09/2006 :  10:02:37  Guarda il profilo di  Visita il Sito di Gemini76  Clicca per vedere l'indirizzo di MSN Messenger di Gemini76
Si potrebbe ipotizzare una doppia trazione come un simbolico cambio di consegne...a patto però di ricordarsi che all'occorenza a Termini è possibile fare rifornimento d'acqua utilizzando gli idranti dell'impianto antincendio....
PS
Dato che a ROma il vapore è diventato affare vostro, perchè non sollecitate RFI a rimettere in funzione qualche colonna idrica?Non è solo un discorso scenografico, è anche che in caso di necessità ci fai ben poco con la fontanella di stazione....

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Giancarlo Giacobbo
Dirigente Movimento Operatore

Lazio
5813 Messaggi

Inviato il 19/09/2006 :  13:54:53  Guarda il profilo di
Se la macchina esce dal deposito con il pieno d'acqua, considerando i 22mq e i percorsi possibili intorno a Roma, può tornare a casa anche senza rifornirsi. Se poi le mettono la spinta in coda e la fanno viaggiare come semipilota, di acqua ne consuma pochina, oltre a sderenare le bronzine delle bielle motrici.

Giancarlo
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Gemini76
Forum Admin

Lazio
17079 Messaggi

Inviato il 19/09/2006 :  15:35:23  Guarda il profilo di  Visita il Sito di Gemini76  Clicca per vedere l'indirizzo di MSN Messenger di Gemini76
Sulla Roccasecca - Avezzano la 625.017 beveva come una forsennata, però ignoro se venne fatto rifornimento d'acqua anche ad Isola all'andata....so solo che al ritorno l'autobotte non bastò...ihihiih
Cmq son dell'idea che restaurare qualche colonna idrica non fa mai male....sennò l'alternativa era a suo tempo raccattare in giro (stavano a Tuscolana) le vecchie cisterne per trasporto acqua e portarsene dietro una...con la T3 lo fanno..ma lì è dovuto al fatto che ha limitate scorte d'acqua..a propo...mediamente quanto è il consumo di acqua di una loco a vapore?
PS
Se per salire a Velletri serve la spinta in coda, per andare a Frascati cosa si fa?

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Ambrogio Mortarino
Ausiliario

Lombardia
40 Messaggi

Inviato il 19/09/2006 :  18:31:53  Guarda il profilo di  Visita il Sito di Ambrogio Mortarino
quote:
Messaggio di Gemini76

mediamente quanto è il consumo di acqua di una loco a vapore?




E' molto variabile, dipende da quanto pesa il treno, da com'è la linea, dallo stile di guida...
posso dire qual'era l'autonomia della 880.051, con 5 metri cubi faceva 40/50 Km.

Saluti
Ambrogio
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depticinese
Ausiliario

111 Messaggi

Inviato il 19/09/2006 :  18:31:55  Guarda il profilo di
quote:
..a propo...mediamente quanto è il consumo di acqua di una loco a vapore?


Circa il triplo di quello che consuma in carbone. Le 640 hanno un tender da 6 ton di carbone e 15 ton d'acqua, le 740 hanno 6 ton di carbone e 22 ton d'acqua.

Avevo un vecchio articolo di una decina di anni fa sull'argomento... un attimo e lo cerco...


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depticinese
Ausiliario

111 Messaggi

Inviato il 19/09/2006 :  18:34:29  Guarda il profilo di
Trovato!!!

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Gruppo Fermodellistico Milanese
"Italo Briano"

VAPORE E AUTONOMIA
a cura di Paolo Bardotti

Dalla nascita della locomotiva a vapore e delle prime grandi tratte ferroviarie nacque il problema dell'autonomia di marcia. Chiaramente il problema è inesistente per la trazione elettrica che trova il carburante per strada, di facile soluzione per la trazione termica, ma piuttosto complesso per la trazione a vapore. Infatti le locomotive a vapore richiedono due elementi per funzionare: acqua e carbone (o altro combustibile).

Da bambini si pensa sempre che il tender delle locomotive a vapore sia pieno di carbone ma,come ben sanno tutti gli amanti del mondo ferroviario, gran parte del volume e del peso trasportato nel tender è di fatto acqua. Tanta acqua per tanto vapore, che per dinamica del ciclo termico stesso viene disperso nell'ambiente. La quantità d'acqua necessaria diviene allora piuttosto consistente, e se il tragitto da percorrere è lungo si rende necessario rifornire il tender lungo il percorso. Questo però vuol dire installazioni fisse e tempi morti durante le fermate in stazione, tutto a svantaggio dei costi di esercizio.

Il territorio italiano fa storia a se in questo senso, essendo caratterizzato da linee ferroviarie (salvo rare eccezioni nel sud del paese e nelle isole) che percorrono regioni densamente popolate e raramente prive di sorgenti d'acqua. Le fermate piuttosto frequenti inoltre permettevano un costante rabbocco della scorta d'acqua spostando così il problema dell'autonomia sul combustibile. Ne segue che in Italia, sempre povera di giacimenti di combustibile, ci si ingegnò nel miglior sfruttamento possibile del calore prodotto, con l'introduzione dei preriscaldatori, mentre all'estero ci si preoccupò della scorta di acqua. Questo perché all'estero molte tratte ferroviarie percorrono zone scarsamente popolate, con difficoltà di reperimento di acqua, se non altro per mancanza di installazioni fisse. La cosa è tanto più evidente negli Stati Uniti, dove le enormi distanze da percorrere, molto spesso senza fermate intermedie, richiedono grandissime autonomie, il tutto aggravato dal fatto che la potenza delle macchine a vapore all'estero era spesso più alta che in Italia, dove lo sviluppo della trazione elettrica è stato molto più veloce.

I metodi per rifornirsi di acqua in corsa sono due: riciclare quella usata oppure recuperarne dell'altra. Il primo sistema è senza dubbio quello più raffinato sia dal punto di vista termodinamico, che dal punto di vista ecologico. Venne adottato dalla Henschel nel 1943 la quale fornì dei tender opportunamente riprogettati per le locomotive del gruppo 52 tedesco. Tali locomotive, in esercizio fino alla metà degli anni cinquanta in Germania, Polonia, Belgio e Francia, potevano percorrere fino a 1200 km senza rifornirsi d'acqua se così equipaggiate. Il principio con cui veniva recuperata l'acqua è lo stesso attualmente in uso delle centrali termoelettriche.

In pratica dopo aver fatto lavorare il vapore nei cilindri, invece di disperderlo nell'atmosfera attraverso il camino, viene incanalato verso il tender nel quale attraverso un condensatore (in pratica un grosso radiatore che ha lo scopo di trasferire il calore del vapore all'aria che vi passa attraverso, forzata tramite ventole azionate da una piccola turbina a vapore) viene recuperato sotto forma di acqua. Ma la condensazione del vapore avviene poco sotto i 100 C°, quindi l'acqua introdotta in caldaia non è a temperatura ambiente, ma prossima alla temperatura di vaporizzazione. I vantaggi nel consumo di combustibile sono evidenti.

Il problema di un impianto di questo tipo è eliminare dall'acqua l'olio che inevitabilmente viene immesso nei cilindri per garantire la lubrificazione. Dopo parecchi cicli l'acqua deve essere sostituita con acqua fresca per ripulire l'impianto, oltre ovviamente a rabboccare le perdite avute durante l'esercizio. Altro vantaggio di questo sistema è l'ecologicità: minor consumo di combustibile, minor spreco di acqua, minori emissioni dannose per l'ambiente (il vapore esausto, carico di fuliggine e olio condensandosi sulle superfici adiacenti la ferrovia imbrattava tutto e danneggiava la natura e la salute dei passanti). Grosso svantaggio di tale sistema era il costo e la necessaria preparazione del personale di macchina.

Il secondo sistema per non doversi fermare a rifornirsi d'acqua sfrutta lo stesso principio col quale ora i Canadair della protezione civile si riforniscono in mare o nei laghi prossimi all'incendio da domare. Per diminuire i costi dovuti ad installazioni fisse ed alle perdite di tempo dovute ai rifornimenti d'acqua si cercarono soluzioni il più semplici ed economiche possibili. Negli Stati Uniti (ma anche in Francia e Inghilterra) venne montato sul tender un dispositivo denominato "water scoop". Tale dispositivo è in pratica una presa d'acqua montata sotto il telaio. Il punto di rifornimento è una vasca d'acqua posta al centro del binario (come se fosse una fossa d'ispezione piena di acqua) lunga di solito due o tre chilometri.

Quando la locomotiva transita sulla vasca il macchinista abbassa la presa dinamica fino a farla immergere completamente nell'acqua. Cosa succede a questo punto? Osservando la vasca vediamo che l'acqua in quiete ha il pelo libero ad una certa altezza rispetto al fondo della vasca stessa. Definiamo "carico totale" l'altezza che raggiungerebbe l'acqua in un tubo verticale messo in comunicazione con la vasca. E' esperienza comune prevedere che l'acqua nel tubo non supererà il livello della vasca (ricordiamoci del principio dei vasi comunicanti che si studia anche alle medie). Il carico totale del tubo risulta essere infatti uguale al carico totale della vasca essendo il tubo in quiete rispetto alla vasca stessa. Se pensiamo alla presa dinamica "water scoop" come ad un tubo in moto rispetto alla vasca, il suo carico totale sarà pari al carico totale della vasca, più un dislivello proporzionale al quadrato della velocità del fluido nella presa stessa. Ma la velocità del fluido è in realtà la velocità della locomotiva, dunque il carico totale della presa dinamica, e quindi del tender, è proporzionale al quadrato della velocità del treno. Dunque se il treno è fermo la vasca non è in grado di rifornire il tender, ma se il tratto di binario viene percorso in velocità, l'acqua entra dalla presa dinamica e il rifornimento è assicurato. La presa è dotata di una valvola diodo che permette il passaggio dell'acqua solo in un senso; al termine del tratto di rifornimento il macchinista solleva la presa e il treno prosegue la sua corsa col tender a pieno carico.

Chiaramente esiste una velocità limite sotto la quale il riempimento del tender è solo parziale. Tali prese rientrano nella grande famiglia dei tubi di Pitot (gli stessi usati su aeromobili per determinarne la velocità), e la legge che ne regola il funzionamento risponde al nome di Teorema di Bernoulli. Dispositivi come questo vennero montati in particolare su locomotive americane del tipo "Super Hudson", destinate al traino di importanti treni rapidi come il famosissimo "20th Century Limited".



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