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Inviato il il 15/04/2009 :  14:36:53  Guarda il profilo di  Visita il Sito di apptras
IL BIANCO
(da “Mondo Piccolo” di Giovanni Guareschi)


Adesso, per venire in città, la gente della Bassa adopera la corrie¬ra: uno di quei maledetti carcassoni mo-derni dove un cristiano è costretto a viaggiare come un baule nel vagone portabagagli e, se gli viene il volta-stomaco o peggio, non può muoversi dal suo seg¬giolino.
E, quando d'inverno c'è la nebbia o il vetro-ghiaccio per terra, il meno che può capitare è quello di andare a finire tutti in un ca¬nale.
Il bello è che, prima, c'era il tram a vapore, con le sue brave rotaie, e il tram trovava sempre la strada giu-sta anche col ghiaccio, anche con la nebbia. Poi, un bel giorno, qualche autorevole zucco¬ne di città scoperse che il vecchio tranvai a vapore era roba supera¬ta e sostituì un mezzo sicuro con un mezzo di fortuna.
Il tram a vapore, oltre a scarrozzare gente, continuava tutto il giorno a portar ghiaia, sabbia, mattoni, car-bone, bietole, legname e via discorrendo, ed era meraviglioso non soltanto perché faceva un servizio straor-dinario, ma perché era pieno di poesia.
Un giorno arrivarono dieci o quindici disgraziati col berretto del Comune, e incominciarono a cavare le rotaie e nessuno prote¬stò; tutti dissero: «Era ora!». Difatti, anche le vecchie bacucche che vanno in città sì e no una volta l'anno e passano il loro tempo aspettando che il tempo passi, adesso hanno premura.
Il tram a vapore partiva dalla città e arrivava fino al grande fiu¬me: poi tornava indietro. I paesi grossi sono tutti in fila lungo la provinciale, meno uno che è in dentro quattro o cinque chilome¬tri. E allora, siccome per toccare il paesone il tram avrebbe dovuto fare un gran giro complicato per via degli argini e dei canali, ave¬vano messo giù un raccordo che portava dal borgo alla strada pro¬vinciale, e un carrozzone del tranvai carica-va la gente del borgo e la portava alla fermata del tram, poi l'andava a prendere alla fer¬mata del tram e la ri-portava in paese.
Però il carrozzone era trascinato da un cavallo.
L'ultimo dei cavalli che fecero servizio al carrozzone fu anche il più in gamba di tutti, il Bianco, una bella bestia che pareva venu¬ta giù da un monumento. In mezzo alle rotaie del raccordo, le tra¬versine eran state co-perte con terra battuta, il Bianco trottava su quel sentiero sei volte al giorno e, pochi istanti prima che la vet-tu¬ra si fermasse, appena sentiva cigolare il freno, usciva di mezzo alle rotaie e trottava di fianco, in modo che quando il manovratore gli urlava «lééé...» il Bianco si fermava disciplinato ma senza correre il pericolo che il davanti della vettura gli desse una pacca sul sedere.
Il Bianco rimase in servizio parecchi anni e sapeva tutto del suo mestiere. Aveva un udito straordinario e sentiva il fischio del vapore quando gli altri non si sognavano neanche di immaginarlo.
Sentiva il fischio fin da quando il tranvai avvertiva che stava per arrivare a Trecaselli: allora il Bianco co-minciava a raspare con gli zoccoli l'acciottolato della stalla. Questo significava che era ora di attaccarlo al vagone perché c'era il tempo giusto per caricare la gente, mettersi in viaggio e arrivare alla provinciale cin-que minuti prima che il vapore comparisse.
Il giorno in cui, per la prima volta, non si udì il fischio perché il tranvai non arrivò, il Bianco pareva india-volato e rimase a orec¬chie dritte e coi muscoli tesi fino a sera. E fu così per quasi una set¬timana: poi si mise tranquillo.
Il Bianco era una gran bella bestia e, quando l'amministrazio¬ne dei tram lo fece mettere all'asta, successe un mezzo finimondo perché tutti volevano comprarlo. Riuscì ad averlo il Barchini, che lo mise sotto al bar-roccio nuovo, quello rosso, con le sponde altis¬sime: e anche fra le stanghe il Bianco funzionava che era uno spet¬tacolo.
La prima volta che lo attaccarono al barroccio successe un fat¬to che per poco non mise nei guai il Barchi-ni, che guidava seduto in cima al gran carico di bietole.
Infatti, quando il Barchini disse «lééé!» e tirò le redini per fer¬mare, il Bianco fece uno scarto a sinistra e il Barchini rimase su per un miracolo. Ma poi il Bianco non fece più nessuno scherzo del genere perché capì subito che il barroccio era una cosa tutta diversa dal carrozzone del tram.
Un po' di nostalgia gli veniva quando camminava per la strada che dal borgo portava alla provinciale. Nel-l'andata non succedeva niente, ma nel ritorno, se non si stava attenti, il Bianco si metteva decisamente sulla sinistra e camminava rasente al fosso, là dove prima c'erano le rotaie del tram.
Così passarono degli anni e il Bianco invecchiava ed era una bestia così brava e così buona che il Barchini gli si era affezionato come a uno di famiglia: e, anche quando il cavallo incominciò a diventare un brocco, nessuno pensò di liberarsene. Gli facevano fare dei lavoretti leggeri e il Barchini, un giorno che vide un fa-mi¬glio dare una legnata al Bianco, prese un tridente e se il disgrazia¬to non scappava sul fienile lo infilzava.
Con l'andar del tempo il Bianco diventava sempre più tardo e indifferente: arrivò al punto che non muove-va neppure più la co¬da per scacciare le mosche e non occorreva legarlo quando si fer¬mava in qualche posto perché non si sarebbe spostato da dove lo mettevano neanche se fosse venuto giù l'universo.
Se ne stava lì, con la testa ciondoloni, come se, invece che ve¬ro, fosse un cavallo impagliato.
Quel sabato pomeriggio il Bianco l'avevano attaccato al biroc¬cio leggero per portare un sacco di farina a don Camillo e, mentre il famiglio stava entrando col sacco in spalla in canonica, il cavallo aspettava sul sa-grato, con la testa ciondoloni.
Ed ecco che, d'improvviso, il Bianco levò su la testa e drizzò le orecchie: fu una cosa così straordinaria e inaspettata che don Camillo, il quale stava accendendosi il toscano davanti alla porta del¬la canonica, si lasciò cadere lo zolfanello di mano.
Il Bianco rimase a orecchie diritte qualche istante.
Poi successe il fatto: il Bianco partì di carriera.
Traversò la piazza come un fulmine e, se non tirò sotto qualcu¬no, fu un miracolo. Infilò deciso la strada che conduceva alla pro¬unciale e scomparve in una nuvola di polverone.
«Il Bianco è diventato matto!» gridò la gente.
Peppone arrivò in motocicletta e don Camillo, rimboccatasi la sottana, saltò sulla sella posteriore.
«Fila!» urlò don Camillo, e Peppone diede gas e mollò la fri¬zione.
Il Bianco volava, sulla strada che portava alla provinciale, e il biroccio sobbalzava come se navigasse nel mare in burrasca e non si sfasciava soltanto perché c'è un Santo che protegge i birocci.
Peppone aveva mollato tutto il gas e, a metà strada, la moto I raggiunse il cavallo.
«Accosta!» urlò don Camillo. «Cerco di acchiapparlo per il I morso.»
Peppone accostò e don Camillo riuscì ad afferrare il Bianco per la cavezza e già pareva che il Bianco, e-saurito tutto il fiato, fosse disposto a ricordarsi di essere un vecchio brocco umile e paziente. quando d'im-provviso ebbe una ripresa che costrinse don Camillo a lasciare la presa.
«Bisogna lasciarlo andare» gridò don Camillo nell'orecchio a Peppone. «Non lo ferma più nessuno! Acce-lera che lo andiamo ad I aspettare.»
Peppone mollò di nuovo tutto il gas e la moto saettò verso la I provinciale.
All'imbocco della provinciale Peppone frenò. Tentò di dire I qualcosa, ma don Camillo gli ordinò di star zitto.
Ed ecco, dopo pochi istanti, comparire il Bianco: tra qualche secondo raggiungerà la strada maestra e Pep-pone si slancia per dare l'allarme, ma non fa a tempo. E poi non occorre.
Il Bianco, arrivato all'imbocco con la provinciale, si ferma e si butta a lato. Rovina in mezzo alla polvere mentre il biroccio, con le stanghe spezzate, si rovescia nel fosso.
Il Bianco adesso è lì, buttato in mezzo alla polvere della strada come un sacco di ossa: e, sulla provinciale, passa sbuffando vapore il rullo compressore dell'impresa che ha incominciato a rifare la strada.
La macchina quando passa fischia. Un lungo fischio. E, dal sacco d'ossa del Bianco, si leva uri nitrito.
Adesso il Bianco è davvero un sacco d'ossa. Peppone rimane lì a guardare la carcassa del Bianco per qual-che istante poi si toglie il cappello e lo sbatte per terra.
«Lo Stato!» urla Peppone.
«Lo Stato che cosa?» domanda don Camillo.
Peppone si volge con la faccia brutta. «Lo Stato!» urla. «Uno dice e dice e poi, quando sente il fi¬schio del-lo Stato, eccolo là!»
«Là dove?» domanda don Camillo.
«Là! Là, dappertutto» grida Peppone. «Magari col Novantuno in mano, l'elmetto in testa e lo zaino affar-dellato in spalla... E poi, invece del tranvai, è il vapore che schiaccia i sassi! Ma intanto lui è morto!»
Peppone voleva dire un sacco di cose ma non sapeva da che parte cominciare. Raccolse il cappello, se lo mise in testa, poi se lo tolse con gesto maestoso salutando la carcassa del Bianco:
«Salve, popolo!» disse Peppone.
Arrivò un sacco di gente dal paese: chi in bicicletta, chi in bi¬roccio. Arrivò anche il Barchini.
«Ha sentito il fischio del compressore» spiegò don Camillo «e ha creduto che fosse il tram. È morto cre-dendo che fosse il tram. Si è capito da come lo ha salutato.»
Il vecchio Barchini tentennò la testa.
«L'importante è che sia morto credendo che fosse il tram» disse il Barchini.


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Inviato il 15/04/2009 :  14:37:54  Guarda il profilo di  Visita il Sito di apptras
Note al racconto:

Rosanna Baratta Gotelli ricorda sulla Gazzetta di Parma (24 giugno 1991) il suo arrivo assieme al marito, neosegretario comunale, a Roccabianca (PR) nel 1934, con il «vecchio tram a vapore che da Parma porta a Busseto. (...) Alla località Mano di Roccabianca abbiamo una sorpresa. C'è la coincidenza con un altro mez-zo che io credo unico in Italia. È il fa¬moso tram a cavalli che è lì, fermo, in attesa dei passeggeri diretti al paese cui siamo destinati. Scendiamo dal tram a vapore e saliamo su di una vet¬tura colar verde scuro trai-nata da un cavallo bianco...».
L'attrice Marlene Dietrich è stata una passeggera d'eccezione del tram a cavalli trainato dal Bianco, forse al suo ultimo viaggio prima di essere sostituito da una corriera di linea. Michele Campana scrive su Stampa Sera dell'11 ottobre 1937: «Avventura romantica sopra un trenino di Par¬ma. La gioconda avventura della Marlene sopra un "trenino" di Parma è andata così. L'attrice aveva ripreso la sua corsa veloce sulla Via Emilia, quando da una piazza laterale sbucò uno di quei tram a vapore di colar verde scuro con un gran pennacchio di fumo, un fischio acutissimo ed uno straziante stridere di ferramento. (...) La Marlene, alla vi-sione di quella vècchia caffettiera ansimante (...) fece fermare di schianto la potente auto¬mobile, ne scese veloce (...), fu con un balzo sul predella di uno dei vagoni (...) accennando all'autista che la seguisse fino al termine della linea. Adesso la bella attrice si toglie il berretto, abbandona il viso e i lunghi ca¬pelli ricciuti alla carezza del vento, in questa ebbra corsa... a quindici chi¬lometri all'ora. Ma il colmo dell'avventura ro-mantica, fuori dal tempo no¬stro, la Marlene l'ha goduto all'ultimo della sua gita: nei tre chilometri di linea tranviaria che corrono dalla solitària stazione di Mano al paese di Roccabianca. Alla Mano c'è un bivio, una diramazione dei binari; mentre quelli di destra procedono per Ragazzata, Zibello, Polesine e Busseto (il Co¬mune che diede i natali a Giuseppe Verdi), quelli di sinistra portano al Co¬mune di Roccabianca, sugli ar-gini del Po. È proprio su questo tratto che da cinquanta e più anni (...) il tram a vapore si trasforma improv-visa¬mente in un "tram HP Bianco". Infatti un vagone solo, largo e massiccio, senza macchina, senza puleg-ge, attende l'arrivo del più grosso convoglio da Parma. Appena questo giunge, succede un festoso trambu-sto. Una parte dei passeggeri e della mercé passano dal primo tram dentro lo scuro e tozzo vagone solo (...). Allorché il trasbordo dei viaggiatori e dei colli è terminato (...) sbuca da dietro una siepe un uomo alto ed energico che tiene alla bri¬glia un grosso cavallo bianco. L'uomo (...) attacca il cavallo a mezzo di bi¬lancino con due grosse corde al vagone (...) poi una schioccata di frusta, un grido alto " Vai! "; il cavallo si stende nello sforzo, il vagone cigola la per i binari e viene trascinato via sulla così detta linea ferrata, passo passo, fino a Roccabianca, all'inaudita velocità dì sei chilometri all'ora»


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Nicolò Castelli
Tecnico Circolazione (Capo Squadra Deviatori)

Lazio
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Inviato il 15/04/2009 :  19:18:39  Guarda il profilo di
Certe volte vorrei esser nato cent'anni fà!...ma quando inventano la macchina del tempo?
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E 44
Capo Stazione

1067 Messaggi

Inviato il 16/02/2010 :  10:29:32  Guarda il profilo di
Guareschi è stato uno scrittore grandioso, tanti suoi racconti sono così commoventi. E questo del cavallo bianco e del tram in modo particolare.
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n/a
deleted

4036 Messaggi

Inviato il 16/02/2010 :  20:44:09  Guarda il profilo di
apptras, grazie per averlo postato.
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apptras
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Lazio
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Inviato il 17/02/2010 :  14:05:17  Guarda il profilo di  Visita il Sito di apptras

per così poco


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